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giovedì 21 marzo 2013

Jorge e Gonzalo, storia di un impegno per gli ultimi

"Jorge, sono Gonzalo!" e papa Francesco chiamò a sé quel giovane sacerdote uruguayano, dimostrando tutta la sua umanità e imprevedibilità.
Padre Gonzalo Aemilius ama ripercorrere quegli istanti indimenticabili di domenica mattina, quasi cadenzandoli per condividere un'emozione forte, quando il papa lo ha riconosciuto tra la folla presente in via di Porta Angelica, lo ha chiamato ad assistere alla messa per poi presentarlo ai fedeli presenti nella piccola chiesa di Sant'Anna in Vaticano.

Un'emozione che racconta nell'Hearth Hotel, l'hotel dinanzi ai Musei Vaticani dove ha trascorso questo soggiorno italiano ormai agli sgoccioli. Una emozione che lo ha ripagato del sacrificio di quel viaggio lungo e costoso, sostenuto dalla famiglia per dargli la possibilità di essere a Roma in occasione dell'inizio del pontificato di papa Bergoglio, amico e modello evangelico per questo giovane sacerdote di trincea.
Un rapporto nato e tessuto sull'impegno comune a favore dei più poveri, in un territorio di frontiera sul quale l'ex arcivescovo di Buenos Aires era impegnato attivamente. Lo stesso questo giovane sacerdote che deve la sua maturazione vocazionale proprio all'attuale papa e al suo impegno per coloro che la società classifica come "ultimi". Anche padre Gonzalo condivide lo stesso amore e impegno per i meno fortunati, tanto da dirigere una scuola secondaria a Montevideo - il liceo Jubilar Juan Pablo II - dove confluiscono i ragazzi più poveri, strappati alla strada e a una vita senza speranza. Il cardinale Bergoglio viene a conoscenza di questa realtà e otto anni fa contatta direttamente Gonzalo che, nonostante la giovane età, si era fatto carico di questo gravoso impegno. Padre Gonzalo ricorda ancora sorridendo l'incredulità per quella prima telefonata del cardinale che non aveva mai conosciuto personalmente ma che seguiva con attenzione e stima, attratto da quelle omelie e da quel "cuore molto sensibile per la gente povera e in difficoltà".

Padre Gonzalo, nacque da quella telefonata questo rapporto di amicizia e stima con l'allora cardinale Bergoglio?
"Sì, fu lui stesso a interessarsi all'opera che stavo seguendo e mi telefonò. Io avevo una forte ammirazione per lui, seppur non lo conoscessi personalmente. Quella telefonata fu assolutamente inattesa tanto che pensai subito a uno scherzo dei miei amici che sapevano bene quanto ammirassi l'arcivescovo e il suo impegno sociale. Ebbi così modo di conoscerlo e di parlarci, prima confrontandomi sulla mia opera per poi giungere agli aspetti più personali della mia vita e della mia vocazione. Parlare con lui è una cosa straordinaria e così ne è nato un rapporto molto profondo".

Domenica abbiamo assistito a questo incontro inatteso. Cosa è accaduto con precisione?
"Ci sono delle cose che si fanno esclusivamente per amicizia, senza che l'altro ne sia a conoscenza e proprio questo è il bello della vita: fare qualcosa per gli altri senza che gli altri lo sappiano. Ho sentito forte questo desiderio di essere presente, anche senza incontrarlo ma per la stima e riconoscenza per quella luce che ha portato nella mia vita. In realtà sono arrivato a Roma e non speravo di parlarci, quello non è più il cardinale ma è il papa! Così mi sono messo assieme ai fedeli davanti all'ingresso di Porta Sant'Anna e ad un certo punto, quando era più vicino alle transenne ho gridato 'Jorge, sono Gonzalo!'. Mi è venuto fuori spontaneamente il suo nome di battesimo, Francesco per me era ancora un nome troppo nuovo. Mi ha sentito e mi ha detto sorpreso: 'Ma cosa ci fai tu qui? Vieni, vieni qua'. Ha dunque chiesto ai gendarmi di farmi entrare e così ho potuto salutarlo e partecipare alla celebrazione eucaristica al termine della quale, inaspettatamente, ha presentato la mia missione".

Che Chiesa potremo aspettarci con papa Francesco?
In questa settimana ha già dimostrato chiaramente la sua natura, il suo cuore e la sua sensibilità molto marcata in particolare per le persone in difficoltà. Il lungo giro in piazza San Pietro prima della messa di inizio del pontificato ha mostrato la sua attenzione verso la gente e il suo forte desiderio di contatto diretto con tutti. Questo soffermarsi con lo sguardo sulle singole persone, il saluto e la voglia di condivisione, dimostrano una grande attenzione per l'uomo. E da tutto questo possiamo dedurre che tipo di pontificato sarà quello di papa Francesco, un pontificato attento e vicino all'uomo. Credo che man mano ne potremo leggere distintamente i segni. Papa Bergoglio è innanzitutto un padre, per ognuno, e come tale sente la necessità di andare incontro ai propri figli, di abbracciarli, di rassicurarli, di far sentire la sua continua e affettuosa presenza. Non può stare lontano dalla gente, non sarebbe quel padre affettuoso e attento a ogni persona, come ha sempre dimostrato di essere.

Incontrerà di nuovo il papa prima del suo rientro in Uruguay?
Non lo so, ha molte cose da fare, adesso non è più l'arcivescovo di Buenos Aires, adesso è il papa di tutti e direi anche che è un grande dono per il mondo intero. In ogni modo parto molto felice, quando l'ho visto assieme ai rappresentanti di tutte le religioni, lui che è sempre stato molto attento al dialogo interreligioso, ho avuto la conferma che questo è il posto dove deve stare per offrire il suo contributo all'umanità. Da parte mia non posso fare altro che pregare perché stia bene e possa lavorare per il bene di ogni uomo. Il papa sa che il mio cuore è con lui e che io porto nel mio cuore le cose che gli stanno a cuore.

Cosa lascia a Roma dopo l'emozionante esperienza di questi giorni?
Qui rimane sempre presente la mia amicizia, la mia fedeltà, la mia preghiera e tutto il mio amore per papa Francesco, perché possa dare tutto quello che sa e che può al mondo.
E mi raccomando - conclude sorridendo - te lo affido, stagli vicino e proteggilo!(eli)



Articolo pubblicato da Rai Vaticano

Un grazie per l'accoglienza a Hearth Hotel
http://www.hearthhotel.com/





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