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venerdì 19 ottobre 2012

Il pellegrinaggio della reliquia di Giovanni Paolo II a Lourdes e la proposta di un viaggio nel cuore dell'Europa secolarizzata


La notizia del pellegrinaggio delle reliquie di papa Wojtyla a Lourdes, dal 21 al 27 ottobre, dimostra ancora una volta l'intensa e diffusa devozione verso il beato Giovanni Paolo II e mi ha richiamato alla mente la proposta di un viaggio nel cuore dell'Europa, avanzata qualche anno fa dal vaticanista Giuseppe De Carli.



L'iniziativa di Lourdes è partita dall'Unitalsi (l'Unione nazionale trasporto ammalati a Lourdes e santuari internazionali) che ha ottenuto dall'arcivescovo Zygmunt Zimowski, presidente del Pontificio consiglio per gli operatori sanitari, il permesso di portare l'ampolla del sangue di Giovanni Paolo II al santuario mariano, in modo da essere esposto e venerato dai pellegrini di tutto il mondo.
Lo spirito di questo particolare pellegrinaggio è stato spiegato a Radio Vaticana da Salvatore Pagliuca, presidente dell'Unitalsi, che ha sottolineato come Giovanni Paolo II "continua ancora oggi a influenzare la Chiesa e la gente" e come questa presenza è ricca di significati "perché rappresenta la presenza delle sue idee, dei suoi sentimenti, la presenza soprattutto dell'amore dell'uomo e del pastore che ha donato alla gente, ai fedeli e in particolare agli ammalati e disabili".
Un pellegrinaggio che avviene nell'anno della Fede e in concomitanza con il Sinodo dei vescovi impegnati, in Vaticano, a confrontarsi sulle nuove strade per l'evangelizzazione.
È indubbio che papa Wojtyla abbia rappresentato un modello e un richiamo sulla strada della fede, attraverso una testimonianza lunga e intensa.
La notizia, dicevo, mi ha riportato alla mente una proposta che fu avanzata, tre o quattro anni fa, sul blog di Rai Vaticano dal suo direttore Giuseppe De Carli.
L'idea era di riportare per qualche tempo la salma di Karol Wojtyla in Polonia, per consentire la devozione dei suoi connazionali, attraverso un viaggio che attraversasse il cuore dell'Europa, in una scia di devozione.
Di seguito ripropongo il passaggio inerente questo argomento, estrapolato da una intervista che De Carli mi rilasciò nel dicembre del 2009, contenuta nel mio libro "Caro signor papa - Cosa scrivono i fedeli a Giovanni Paolo II".
"Si, sul blog raivaticano.blog.rai.it ho lanciato la proposta di riportare Giovanni Paolo II nella sua patria, in Polonia, almeno per un breve periodo di tempo. E non è una proposta da sconsiderati, tanto per fare un po’ di rumore. Essa ha avuto immediata udienza sulla stampa polacca e – posso dire – ha ricevuto un’attenzione «preoccupata» da parte delle gerarchie polacche. È a loro infatti che spetta, dopo la glorificazione di papa Wojtyła, chiedere al pontefice attualmente regnante  il permesso, così come fecero agli inizi del secolo ventesimo altri vescovi, per un altro papa. Non mi sono inventato nulla.
Mi sono andato a rileggere il testamento spirituale di Giovanni Paolo II, un testo negletto, passato in sordina. Rimaneggiato più volte, non ha grandi svolazzi letterari o lirici, mistici, spirituali. Si comprende chiaramente che il papa scomparso desiderava essere seppellito nella sua patria. Le ragioni del cuore in conflitto con la «ragion di stato». Giovanni Paolo II fu grande, «Magno», anche perché polacco. Il collegio del cardinali optò, alla sua morte, per la soluzione vaticana accendendo il più clamoroso pellegrinaggio di questo inizio di millennio sulla tomba di un pontefice. Ma c’è un modo per porre rimedio a questa volontà non esaudita? Secondo me esiste, ed è quello di riportare papa Wojtyła in Polonia  prima del riposo eterno nella basilica di San Pietro. Mi fa difetto immaginare il più toccante dei pellegrinaggi, lo stupefacente scenario di un treno che attraversa l’Europa, le principali città della Polonia, milioni di persone che vogliono «vedere e toccare» l’uomo che ha abbattuto muri e costruito ponti, che ha invocato la discesa dello Spirito Santo su una terra tanto venerata e amata. Un pellegrinaggio pasquale o pentecostale. Un fiume di grazia inonderebbe questa parte d’Europa che sta perdendo l’anima sugli altari del consumismo, esangue. Una luce in fondo al tunnel della secolarizzazione, dell’ateismo strisciante, della indifferenza, della crisi quasi irreversibile della pratica religiosa. Vaneggio? No, assolutamente. Quanti santi girano il mondo o vengono esposti! Si pensi a santa Teresina del Bambin Gesù e a san Pio da Pietrelcina. Per ciò che attiene a papa Wojtyła, non sarebbe, come dicevo poc’anzi, neppure il primo papa. «Vivo o morto ritornerò», rassicurò il patriarca di Venezia, il cardinale Giuseppe Melchiorre Sarto, il 20 luglio 1903 alla stazione ferroviaria davanti a una grande folla. Il cardinale Sarto verrà eletto papa col nome di Pio X . Sarà beatificato nel 1951, canonizzato nel 1954. Quella promessa non cadde nel vuoto. «Vivo o morto ritornerò». E tornò nella Serenissima, trionfalmente in un’urna di cristallo, con autorizzazione di Giovanni XXIII, dal 12 aprile al 10 maggio del 1959".

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