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lunedì 22 maggio 2017

Identità improprie


"Noi siamo i francescani di oggi", "noi siamo i francescani di oggi", "noi siamo i francescani di oggi". 

Sono ore ed ore che mi risuona nelle orecchie questa frase, pronunciata sabato da Beppe Grillo durante la marcia del Movimento 5 Stelle da Perugia ad Assisi.

Una terra, l'Umbria, che suscita facilmente entusiasmi, ripensando alla straordinaria figura di Francesco di Assisi. 

Ma quella marcia non aveva niente a che fare con un pellegrinaggio di fedeli i quali, zaino in spalla, si mettono a percorrere chilometri e chilometri sul territorio dove ha vissuto otto secoli fa il Poverello di Assisi e dove ha dato vita alla grande famiglia francescana.
Quella di Grillo e compari (non confratelli, sia chiaro) era, ovviamente, una operazione politica, pur volendo rispettare il sensus religioso di chi vi ha partecipato, ma ovviamente con altro spirito.
In queste ore la notizia è rimbalzata sui media, con commenti, contro commenti e rinvii al mittente di una "etichetta" di cui non ci si può fregiare come fosse l'appartenenza a una squadra di calcio. 

Sulla vicenda ha preso posizione anche il Segretario di Stato Vaticano, il cardinale Pietro Parolin, sottolineando come "nessuno può pretendere di avere l'esclusiva del messaggio francescano. Sono contento che i politici si richiamino a san Francesco, ma che ci si autodefinisca veri francescani non si può dire". 
Intanto Grillo e il M5S hanno fatto parlare di sé, inopportunamente è ovvio, ma nel calderone dell'informazione sembra persino sfumare il confine tra positività e negatività.

A caldo, sulla mia pagina Facebook, ho scritto quello che pensavo di questa imprudente affermazione: Capisco che mettere piede ad Assisi sia una benedizione e che ti ricolmi di grazia ed entusiamo ma...  Caro Grillo, dire "Noi siamo i francescani di oggi" questo proprio no. Non si usa san Francesco per spot elettorali

Ma il risentimento del momento per un'operazione superficiale, ha lasciato spazio a più riflessioni. La velocità dell'informazione ci porta, come trasportate da una grande onda, una quantità giornaliera impressionante di notizie. Ascoltiamo, leggiamo, ci indigniamo o esultiamo, commentiamo e archiviamo, forse la maggior parte delle volte dimentichiamo proprio. Un'altra onda sta già trasportando altre news da trattare alla stessa maniera.
Sarebbe invece un buon esercizio selezionare alcune tematiche e su quelle proseguire il nostro ragionamento per farne tesoro, scoprendo che ogni notizia porta con sé tanti spunti sui quali è più importante riflettere che intervenire tempestivamente in rete.

Non liquidiamo Grillo e il suo movimento con un commento sbrigativo, magari amplificando l'ironia che circola sui social in merito al suo stile di vita, decisamente non ai limiti della povertà. Evitiamo di guardare nelle loro tasche e volgiamoci piuttosto al nostro cuore.

Cosa significa essere "i francescani di oggi"? Di tutta la polemica suscitata da quella maldestra operazione politica, è questo l'aspetto più interessante. La domanda me la pongo da tanto tempo, da devota di san Francesco e svolgendo la mia professione - e quindi passando la maggior parte del mio tempo - nel mondo francescano. Una domanda che fa tanto bene porsi, ogni giorno, possibilmente accompagnandola alla lettura e all'approfondimento sui "veri francescani", partendo da san Francesco e arrivando ai credibili testimoni di oggi di questo carisma, vissuto nella quotidianità, senza slogan ma nei fatti.

Foto: fra Domenico Paoletti 
Ci accorgeremo allora che per essere francescani non basta fare una marcia verso Assisi, non basta visitare i luoghi dove hanno vissuto san Francesco e santa Chiara, non basta parlare di povertà, non basta portare il tau e nemmeno conoscere a menadito le Fonti francescane.
Essere francescani significa mettersi alla sua sequela, non a parole o slogan ma nella testimonianza della propria vita. 

È decisamente facile innamorarsi di san Francesco, come è quotidianamente imbarazzante rendersi conto di non riuscire a tenere il suo passo, scoprendosi ad arrancare dietro al suo esempio con tanto desiderio di seguirlo ma rimanendo sempre a una considerevole distanza da quel modello.

Non a caso amo citare una frase che ripeteva il collega Giuseppe De Carli: "Francesco di Assisi, una fede da vivere in ginocchio davanti a Dio e in piedi dinanzi alle lusinghe del potere".
Ecco, proprio questa frase potrebbe essere il punto di partenza, anche per chi aspira ad amministrare la cosa pubblica, terreno sdrucciolevole e pieno di lupi, feroci al pari di quello di Gubbio ma difficilmente ammansibili. Anche perché se è certo che non si è san Francesco, forse non si è neppure profondamente francescani. 

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