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martedì 4 dicembre 2012

La parola di Dio in 140 battute


Sarà lanciato mercoledì 12 dicembre, nel corso dell'udienza generale, il primo tweet di papa Benedetto XVI. L'account @Pontifex conta già migliaia di followers, ovvero di persone che seguiranno i "cinguettii" digitali di papa Ratzinger, ma i contenuti saranno attivi dal 12, in un primo tempo nella forma di risposte a domande che possono essere indirizzate, sempre entro quella data, a #askpontifex.

La prima domanda, di un utente spagnolo di Twitter, è arrivata proprio mentre in sala stampa vaticana era in corso la conferenza di presentazione di questa innovazione comunicativa della Chiesa. A illustrare il nuovo passo nella direzione di una marcata mediatizzazione, mons. Claudio Maria Celli e mons. Paul Tighe, rispettivamente presidente e segretario del Pontificio consiglio delle comunicazioni sociali, il direttore della Sala stampa vaticana, della Radio Vaticana e del Centro televisivo vaticano p. Federico Lombardi, il direttore de "L'Osservatore romano" Gian Maria Vian e il media advisor della Segreteria di Stato Greg Burke.
Dunque il papa affiderà risposte e pensieri alle tiranniche 140 battute che richiedono la massima sintesi e incisività e c'è da pensare a una vera e propria inondazione di messaggi se consideriamo quanti followers saranno pronti a reetwittarli e, ancora, le "ricadute" sulle pagine Facebook degli utenti che hanno gli account collegati.
Per il momento i tweet saranno nelle lingue italiana, inglese, spagnola, portoghese, tedesca, polacca, araba e francese ma non sono escluse integrazioni non appena il nuovo strumento sarà sufficientemente rodato. 
Dunque si partirà in punta di tweet, con le risposte alle domande inerenti la vita e la fede, per poi coprire le catechesi del mercoledì, l'Angelus e i discorsi del pontefice.
Se scorriamo gli ultimi documenti di Benedetto XVI e dei suoi predecessori, l'annuncio di avviare questo canale comunicativo su Twitter non può apparire che il naturale esito di un approccio alla comunicazione attento e sensibile.
Un atteggiamento proprio dei "cristiani esperti in umanità" come disse nel 1965 Paolo VI all'assemblea delle Nazioni Unite - rievocato in conferenza stampa dal direttore Vian - e quindi (anche) esperti in comunicazione.
Senza andare troppo indietro nel tempo, basta pensare all'interesse verso i nuovi strumenti da parte di Pio XI con la creazione della radio vaticana, all'approccio attento di Pio XII, alla crescente mediaticità dei pontefici successivi tra i quali spiccano indubbiamente Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II.
In questo quadro affacciato sul futuro e sulle innovazioni tecnologiche, Benedetto XVI sta lasciando la sua marcata impronta: basti ricordare il lancio un anno e mezzo fa del sito News.va (in costante crescita come contenuti e visitatori, con alle porte una specifica app per seguire il papa più da vicino e degli ebook sull'Anno della fede) e adesso la presenza su questo social network con i suoi pensieri.
L'account su Twitter di @Pontifex, presente tra i 500 milioni di registrazioni e con una percentuale del 40% di giovani in età compresa tra i 18 e i 34 anni, non è stato pensato per un flusso semplicemente unidirezionale ma come una vera e propria comunicazione, intendendo con il termine la creazione e condivisione di uno spazio comune di interazione. Non interventi da un pulpito moderno ma un efficace modo per raggiungere le persone laddove vivono, si "incontrano", si confrontano, palesano i loro dubbi, timori e aspettative.
E là sarà papa Benedetto, pronto a recepire i temi del momento e a offrire le sue "scintille di verità", come monsignor Celli ha definito i tweet, a quanti stanno percorrendo, più o meno consapevolmente, un cammino di ricerca.
È sin troppo evidente che non ci possiamo immaginare il papa nel suo studio mentre lancia ripetutamente i suoi tweet, retwitta, risponde e aggiunge followings. Naturalmente l'operazione sarà concretamente gestita da altri ma sempre attingendo alle parole del papa che sembra essere da tempo proiettato su queste nuove forme di comunicazione.
Non a caso nel messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali celebrata lo scorso maggio, Benedetto XVI aveva sottolineato come "sono da considerare con interesse le varie forme di siti, applicazioni e reti sociali che possono aiutare l’uomo di oggi a vivere momenti di riflessione e di autentica domanda, ma anche a trovare spazi di silenzio, occasioni di preghiera, meditazione o condivisione della Parola di Dio. Nella essenzialità di brevi messaggi, spesso non più lunghi di un versetto biblico, si possono esprimere pensieri profondi se ciascuno non trascura di coltivare la propria interiorità". Una frase che sembrava richiamare espressamente la caratteristica della brevità propria di Twitter.
Dunque presenza, ascolto, parola, silenzio e condivisione come presupposti di una comunicazione vera, seppur tessuti in uno spazio che, come in una dilatazione del reale, sta ospitando sempre più relazioni.
La sfida vera sarà proprio questa: calarsi tra le viscere del virtuale riuscendo non solo a far echeggiare la propria voce - cosa che appare ovvia per la sua autorità - ma a incidere nella massa infinita e variegata di messaggi, facendo riacquisire anche alla comunicazione la sua "vocazione più alta", come disse lo stesso pontefice nel messaggio per la giornata delle comunicazioni sociali di quattro anni fa, ovvero "la ricerca e la presentazione della Verità sull'uomo". 


(da http://raivaticano.blog.rai.it/2012/12/04/la-parola-di-dio-in-140-battute/)

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