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giovedì 24 dicembre 2015

Uno sguardo al futuro del francescanesimo

Lo scorso 29 novembre, nella solennità di Tutti i Santi francescani, i Ministri generali fra Marco Tasca (OFMConv), fra Mauro Jöhri (OFMCapp), fra Michael Perry (OFM) e fra Nicholas Polichnowski (TOR) hanno annunciato l’avvio di un percorso comune per la costituzione, entro il 2018, della Pontificia Università Francescana. Ne abbiamo parlato con fra Marco Tasca, Ministro Generale dell’Ordine dei Frati minori conventuali e Gran Cancelliere della Pontificia Facoltà Teologica “San Bonaventura”.

P. Tasca, a quanto pare sono state profetiche le sue parole pronunciate l’anno scorso, durante le celebrazioni per il 50° anniversario dell’attuale sede del Seraphicum, quando disse di sognare “un’unica Università francescana al servizio della Chiesa e del mondo”. Lo scorso 29 novembre l’annuncio ufficiale dell’avvio di un percorso comune delle diverse famiglie francescane. Cosa è successo in questo anno?
In questo tempo è emerso che si tratta di un sogno comune anche ai frati minori e ai cappuccini, un sogno che io ho espresso ma che, evidentemente, è frutto di una sensibilità pienamente condivisa alla quale ho dato semplicemente voce. Tanto che subito dopo, ma proprio subito, ho trovato pieno accoglimento da parte degli altri Ordini, come si trattasse di una cosa naturale, che risultava ovvia a tutti.

Già negli anni ’70 era stato intrapreso, per il perseguimento di questo obiettivo, un lavoro deciso ma evidentemente non decisivo. Cosa ha fatto, oggi, maturare questa consapevolezza dopo quei tentativi fallimentari?
Io credo si tratti sostanzialmente di tre elementi che hanno fatto maturare questa consapevolezza. In primo luogo la diffusa convinzione che apparteniamo a un unico Ordine francescano che poi, storicamente, ha assunto connotazioni e accentuazioni diverse; poi la necessità di unire le forze per offrire un centro accademico di eccellenza; infine l’incoraggiamento di papa Francesco che, nella sua visita ad Assisi il 4 ottobre del 2013, ci disse con grande chiarezza: “vi voglio vedere insieme”. Un messaggio forte, che è stato indubbiamente di grande sprone ed ecco che adesso è arrivato il momento di camminare davvero insieme.

Si dice che papa Francesco abbia accolto molto favorevolmente la notizia di questa volontà che si sta concretizzando…
Sì, credo non sia un segreto che quando chi di dovere ha dato al papa questa notizia l’ha accolta con grande gioia. Questo è ciò che il papa si aspetta da noi, un cammino comune che adesso prenderà la connotazione di una Università francescana. Una collaborazione che, peraltro, abbiamo già avviato su più fronti, ad esempio stiamo lavorando assieme per una presenza comune dei tre Ordini francescani a Gerusalemme; c’è il sogno di vedere una presenza comune anche in una esperienza come Taizé; il prosieguo della collaborazione per la formazione di nuovi missionari a Bruxelles. Insomma ci sono tante esperienze condotte assieme, credo che adesso si tratti di continuare a crescere su questa strada.

Un grande progetto per una Università francescana nata dalla comune volontà dei diversi Ordini, sulla spinta e sotto il pontificato di un papa di nome Francesco… è una prospettiva indubbiamente suggestiva! Ma, realisticamente, quali possono essere le difficoltà nel mettere assieme le diverse realtà?
Io credo che la grande sfida stia nel pensare, più che ai singoli Ordini, alla tradizione francescana nel suo complesso. Non dobbiamo limitarci a guardare ai nostri Ordini, alla divisione del 1517, bensì al periodo precedente, nella consapevolezza che come francescani abbiamo una grande storia da raccontare a livello culturale. Mi pare importante riprendere le nostre comuni origini e su queste costruire il futuro. Io credo che recuperare i tantissimi elementi francescani e della nostra tradizione sino al XVI secolo, rappresenti una valida chiave di lettura. C’è poi un’altra grande sfida da tenere in considerazione: la presenza di tutti e tre gli Ordini - che principalmente lavoreranno in questa Università - nei cinque continenti deve impegnarci a coinvolgere tutta la famiglia francescana del mondo per accogliere idee, proposte e sogni.

Nell’ampio e qualificato panorama accademico, qual è il contributo formativo e il servizio che l’Università francescana potrebbe offrire alla Chiesa e al mondo?
Penso ad esempio all’ambito della giustizia e della pace. Noi francescani abbiamo una storia bellissima da questo punto di vista, eppure per tanti aspetti l’abbiamo un po’ persa di vista. Certamente sarà una Università costituita dagli indirizzi di teologia, filosofia, diritto, ma dovremo tenere conto del nostr

o “proprium” che è appunto questo, ovvero cosa possiamo dire, oggi, come cristiani e come francescani sulla giustizia, sulla pace, sulla salvaguardia del creato? L’enciclica Laudato si’ di papa Francesco è per noi una sfida enorme. Bisogna far sì che ci siano frati, laici, uomini e donne con spirito francescano che riflettano su questi aspetti, bisogna tematizzare alcune questioni che lo stesso papa Francesco ci offre, pensiamo al grido dei poveri al quale il pontefice richiama quasi quotidianamente. Oppure pensiamo alla cosiddetta economia di comunione e alla necessità di elaborare una proposta. Credo siano anche queste le grandi sfide che pos
sono caratterizzare la nuova Università francescana.

Un’ultima cosa: dopo questo passo decisamente significativo per il frazionato mondo francescano, si può cominciare a pensare anche a una futura riunificazione degli Ordini? L’Università francescana potrebbe rappresentare un terreno di sperimentazione?
Certo, io lo dico sempre ai frati che mi chiedono come vedo il futuro: io vedo le famiglie francescane unite. Abbiamo la stessa Regola noi conventuali con i minori e i cappuccini. Ci differenziano aspetti che non sono secondari, questo è vero, però è altrettanto vero che abbiamo tante cose in comune, una grande storia da raccontare che ci permette anche di sognare una grande storia da costruire assieme, nella nostra comune identità francescana. Questo è il mio sogno: arrivare un giorno a essere un’unica famiglia, avvertendo chiaramente come il carisma che ci unisce sia decisamente molto più importante delle cose che ci hanno diviso nel tempo.  



Intervista pubblicata sul n. di dicembre 2015 di San Bonaventura informa

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