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martedì 10 novembre 2015

Tra corvi e pennuti vari

Domani a lezione, nella parte dedicata all'analisi delle notizie della settimana, parlerò degli sviluppi di "Vatileaks 2".

Dei due giornalisti che, più che in studi televisivi per promuovere i loro libri, dovrebbero stare in studi legali per affidarsi a una buona difesa, dinnanzi all'accusa che sarebbe tanto ovvia di ricettazione.

Di una "signora", autoproclamatasi esperta in comunicazione, che non si è accontentata della vergogna del buffet sulle terrazze vaticane con vista canonizzazione di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II (giusto un evento secondario rispetto al jet set).

Di una parte del mondo giornalistico che sta trattando le notizie con superficialità, correndo dietro ai rumors e alle storielle da comari, alla faccia di un'etica e di una deontologia che la dovrebbero fare da padroni se si vuole essere comunicatori credibili. Per dirla come papa Francesco, comunicatori di verità, bontà e bellezza.

Ma in queste storie, così come riportate, sembra esserci una verità spesso parziale, una cattiveria insanabile e nessuna bellezza.

Neppure alcun intento di fare del bene alla Chiesa e a coloro che amano la verità, siano essi credenti o non.  

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