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domenica 27 aprile 2014

I santi secondo Joseph Ratzinger


L'intensità di questa domenica, con la canonizzazione di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, non può concludersi con un semplice bilancio della giornata.
Non può bastare pensare allo svolgimento della cerimonia, alle emozioni vissute in un preciso istante o all'eco provocata dai media di tutto il mondo.
La Chiesa non riconosce la santità per creare eventi liturgici o per aumentare le pagine del Martirologio romano bensì per indicare la traccia di un cammino che possa essere seguito da ognuno di noi.
Finita la festa siamo chiamati a interiorizzare e a interrogarci sulle esperienze vissute, a dare loro consistenza, senso e seguito.

Un punto di partenza può essere quello di capire chi sono per noi i santi, nella nostra vita e nel percorso di maturazione della nostra fede.
Credo che un aiuto per comprendere il loro significato più profondo stia in questa straordinaria riflessione dell'allora cardinale Joseph Ratzinger della quale, ancora una volta, possiamo fare gran tesoro:

"un santo è un uomo che non blocca lo sguardo verso la luce di Dio con l’ombra del suo essere personale, ma che invece, attraverso la purificazione della sua esistenza, è diventato una specie di finestra che, da questo mondo, ci lascia vedere la luce di Dio […].
I santi non ci allontanano da Cristo, ma ci conducono a lui; e noi abbiamo bisogno di loro perché i nostri piedi sono troppo stanchi e i nostri occhi troppo deboli, perché possiamo da soli riconoscere il fine ed essere capaci di percorrere la strada che vi conduce".


(Passo tratto dalla prefazione a "Santi e Santità dopo il Concilio Vaticano II. Studio teologico liturgico delle orazioni proprie dei nuovi Beati e Santi, di Flavio Peloso, C.L.V. Edizioni Liturgiche, Roma 1991)

1 commento:

  1. Condiviso pienamente il metodo: "Non può bastare un bilancio". Vero. Si devono anche poter interpretare gli eventi.

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