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venerdì 7 giugno 2013

Come declinare i valori francescani nell'oggi

Un centro di elaborazione del pensiero francescano, di formazione per i frati chiamati a rispondere alle nuove sfide del mondo ma anche un luogo di evangelizzazione per i laici. Sono numerosi i compiti affidati alla Pontificia Facoltà teologica "San Bonaventura" e altrettante sono le aspettative nutrite dall'intero Ordine dei Frati minori conventuali.
Come spiega fra Marco Tasca, Gran Cancelliere della Facoltà, da qualche mese confermato per un altro sessennio Ministro Generale dell'Ordine e quindi 119° successore di san Francesco.


Padre Tasca, qual è l'importanza che riveste, oggi, la Facoltà "San Bonaventura"?
Il ruolo spettante alla Facoltà all'interno dell'Ordine è molto importante, innanzitutto perché ci è stata affidata dalla Chiesa e questo ci carica di una grande responsabilità poiché deve rappresentare un efficace strumento di evangelizzazione. E poi è evidente la rilevanza nel tramandare il carisma che Francesco ci ha lasciato e che, in questi 800 anni, è stato approfondito da tanti frati impegnati nello studio e nella divulgazione delle più svariate discipline. Quanto oggi siamo tenuti a portare avanti, riflettendo su cosa significhi essere frati minori conventuali in questa cultura e in questa società.

Appunto, cosa significa?
Significa cogliere la sfida insita nei primi due termini dell'Ordine: la fraternità e la minorità. La fraternità è il primo segno che siamo chiamati a dare, dimostrando che la convivenza tra le più diverse culture è assolutamente possibile, a differenza di quanto spesso si vuol far credere. Questa stessa Facoltà è una palestra di interculturalità che dimostra la ricchezza delle diversità. E poi c'è la minorità che è un vero e proprio stile di vita in antitesi al pensiero corrente secondo il quale la spunta sempre chi alza la voce, il furbo o chi ha amici potenti. La minorità è invece lo stile di chi non vuole avere l'ultima parola o dettare legge, è un grande segno di forza e non di debolezza. Un concetto che sembra tanto difficile da far passare alla luce degli attuali rapporti interpersonali e sociali. Eppure il Vangelo, san Francesco e lo stile di vita francescano ci insegnano l'esatto contrario rispetto a quanto accade nelle dinamiche sociali.

In questo possono svolgere un'azione di sensibilizzazione anche le iniziative rivolte ai laici?
Certamente, la Facoltà è impegnata a dialogare con il mondo e ad offrire adeguati strumenti di conoscenza, mediante i suoi percorsi accademici così come attraverso iniziative finalizzate all'evangelizzazione e alla diffusione del nostro carisma. Siamo fortemente convinti che abbiamo qualcosa di bello da dire e da dare, il Vangelo offre speranza, fiducia e amore. Ed è significativo che papa Francesco utilizzi ripetutamente queste parole perché è proprio ciò che la gente sta cercando.

A proposito di papa Francesco, la scelta di questo nome e i continui richiami ai valori francescani quale impulso possono offrire alla conoscenza del carisma?
Qualche tempo fa un cardinale mi disse: "Voi francescani avete una grande responsabilità. La decisione del papa di scegliere il nome di san Francesco di Assisi sta a indicare che si aspetta qualcosa da voi". In effetti per noi si tratta di una grandissima responsabilità che ci chiama a vivere in maniera coerente e più profonda il carisma che il Signore ci ha dato attraverso i secoli. Bisogna prestare grande attenzione ai messaggi di papa Francesco e alla sua predilezione per i poveri, una tematica che ci deve far guardare alle povertà di oggi, da quella materiale a quella di senso, a tutte quelle che incontriamo quotidianamente sui nostri cammini.

Padre Tasca, di recente è stato ricevuto in udienza da papa Francesco. Che significato ha avuto quell'incontro?
È stato un incontro straordinario, innanzitutto per la sua capacità di entrare subito in relazione e in sintonia con l'interlocutore, in modo molto semplice e al contempo profondo. Ho voluto partecipasse anche il custode del Sacro Convento di Assisi, fra Mauro Gambetti, per rivivere quanto fece nel 1209 Francesco quando si recò da papa Innocenzo III con i suoi fratelli per presentargli quelli che erano i loro sogni. Allo stesso modo di quanto avvenuto 800 anni fa, abbiamo voluto che il papa conoscesse i nostri sogni di oggi, chiedendogli di aiutarci e guidarci a essere frati minori conventuali in questo tempo. Inoltre la visita del santo Padre Francesco ad Assisi, il prossimo 4 ottobre, è motivo di grande gioia e di speranza. É un bel regalo che il Signore ci fa! Pregare e far pregare per il nostro papa credo sia il modo migliore per prepararci a questo incontro.

Tornando alla Facoltà, da tempo si parla del "Progetto San Bonaventura": cosa apporterà di nuovo?
Il sogno è di dare continuità a un gruppo di frati con una profonda preparazione, necessaria per ricoprire i diversi insegnamenti in Facoltà. Oltre a questo credo sia fondamentale avere frati che definisco "volanti", ovvero che vadano in giro per il mondo a insegnare, ad animare, a condividere quanto hanno imparato e maturato. Per questo chiedo che i nostri frati conoscano almeno due o tre lingue, che abbiano - come detto - una solida preparazione e, terzo elemento, che posseggano una visione teologica condivisa che non equivale a un appiattimento bensì a uno scambio delle proprie competenze e capacità, a servizio di un progetto comune.   

Questo aspetto dell'incontro e della condivisione è peraltro un tratto distintivo del suo impegno come Ministro generale…
In questi sei anni ho viaggiato moltissimo, visitando le presenze conventuali sparse nel mondo eccetto quelle di Albania e Cina. Era lo stesso san Francesco a chiedere che il ministro andasse a fare visita ai frati, così ho cercato di incarnare nel mio stile questo impegno ritenendo fondamentale la presenza diretta come espressione concreta di fratellanza.

Tra gli obiettivi del prossimo futuro rientra anche la revisione delle Costituzioni (attualizzazioni della Regola di san Francesco, ndr), con che ruolo per la Facoltà?
Si tratta di una sfida che si è posto il recente Capitolo riunito ad Assisi, con l'obiettivo di stilare Costituzioni maggiormente rispondenti alla sfide dell'oggi. In questo percorso mi aspetto molto dalla Facoltà, attraverso il fondamentale apporto di chi ha la grazia di poter analizzare e approfondire certe tematiche per poi donarle a tutto l'Ordine.

Al di là degli aspetti operativi, sul piano più personale cosa significa essere il successore di san Francesco?

Dico sempre che è bene non pensarci, tanto grande è la responsabilità. Quello che cerco di fare è trascorrere più tempo possibile con i miei frati, oltre 4mila nei cinque continenti, condividendo le loro vite, gioie, dolori, fatiche e speranze. Al di là del grande sforzo per questo viaggiare in ogni angolo del pianeta, è veramente bello vedere come i frati si inseriscono nel mondo con il nostro stile di vita e nei ministeri più disparati, sempre al servizio di Dio e dell'uomo. (eli)



Intervista tratta da "San Bonaventura informa", Anno I, n°5 - giugno 2013

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