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sabato 2 febbraio 2013

Assisi, il luogo dove si impara la pace


“Francesco, simbolo stesso di un cristianesimo duro ed eroico, refrattario al compromesso. Una fede da vivere in ginocchio dinanzi a Dio ma in piedi al cospetto delle lusinghe del potere”.
Cosa ci può essere di più attuale e fortemente necessario, oggi, di questa coerenza descritta con intense parole dal compianto collega Giuseppe De Carli?
Nelle nuove sfide della modernità san Francesco si pone come un testimone carismatico, trasversale a culture e religioni, forte del denominatore comune della fede, della fratellanza e dell’amore. Un ponte per creare dialogo, un antidoto al nichilismo come malattia della modernità.

“Il nihilismo, che talvolta si contrabbanda per spirito critico, è il più grave pericolo che oggi l’umanità, soprattutto quella che nasce e cresce nelle terre dell’Occidente, si trova a dover fronteggiare. Perché è mortifero, portatore di morte. Negatore, per definizione, di qualsiasi verità. E, quindi, negatore di quello straordinario impulso umano che è la spinta a cercare la verità” (G. Bechelloni).
Che si tratti di fondamentalismi, di terrorismo o di sindromi della modernità, Assisi si presenta puntualmente come un incoraggiante luogo di dialogo e quindi come laboratorio di pace, a carattere religioso e laico. Il percorso di riflessione che si snoda attraverso la preghiera, il pellegrinaggio e il digiuno rappresenta una sorta di purificazione e di rigenerazione per mettere in comunione le energie positive che alimentano il perseguimento della pace.
“Non c’è pace senza un amore appassionato per la pace. Non c’è pace senza volontà indomita per raggiungere la pace. La pace attende i suoi profeti. Insieme abbiamo riempito i nostri sguardi con visioni di pace: esse sprigionano energie per un nuovo linguaggio di pace, per nuovi gesti di pace, gesti che spezzeranno le catene fatali delle divisioni ereditate dalla storia o generate dalle moderne ideologie" (Giovanni Paolo II).
Un’emergenza planetaria sulla quale la Chiesa cattolica richiama attenzione e impegno da parte di tutti i “fratelli”, mirando dritto al cuore del problema e investendo, al contempo anche i differenti aspetti a carattere sociale e culturale. Non un’ingerenza nelle agende politiche degli Stati ma un indubbio atto di amore, mettendo in luce quei testimoni che hanno contribuito con il loro esempio a costruire reti di pace, sia tra singoli individui sia tra nazioni.  (eli)


(Tratto dal mio contributo pubblicato nel libro "Prima e dopo Assisi. Cristianesimo, cultura, religioni" - Editoriale italiana 2000, 2012)  


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