venerdì 7 agosto 2026

IN MORTE DI F.G.

Ieri sera sono andata a dormire pensando a Francesco Guccini, a quanto ci mancherà ma anche a come la creatività conceda agli artisti un enorme privilegio, ovvero l'opportunità di rimanere "vivi" attraverso la loro arte. Quanto dà a noi quella sensazione di gratitudine per le emozioni ricevute ma anche di consolazione di non perderli del tutto.
Evidentemente stanotte la mia mente ha ripercorso questa mia passione "gucciniana", iniziata al ginnasio e "radicalizzata" tra concerti, dischi, libri, scambi di lettere, pellegrinaggi laici a Bologna in via Paolo Fabbri 43, alla trattoria da Vito, a Pavana che è un po' "La Mecca" per chi ha "fede" in Guccini. 

Stamani mi è tornata alla mente una conversazione con sua mamma Ester, sedute davanti casa a Pavana.
A un certo punto mi fissò e mi chiese: "ma come fa a piacervi mio figlio che è così orso?"

Ne sorrido ancora oggi per questa domanda che travalicava l'ambito musicale per mettere in risalto l'aspetto caratteriale di questo gigante.
Quanto mi fa riflettere su come l'apparente ruvidezza sia solitamente cifra dell'autenticità, di un modo di relazionarsi diretto, senza fronzoli. 
Immersi in una società dove tutto è frivola immagine che veste spesso vuoto, superficialità e monoteismo del sè, Francesco invece era pura sostanza, sguardo attento, pensiero profondo e cuore aperto verso gli altri. 

Tutto quanto ha tradotto in versi e pagine che ci attendono per essere riascoltati e rilette ogni giorno. Con grande nostalgia ma anche con la percezione di una immortalità che questo nostro amato "orso" merita per quanto ci ha donato nel suo lungo cammino artistico.

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