domenica 13 settembre 2026

NON UN VIOLINO QUALSIASI

Le emozioni sono difficili da descrivere, come tutto ciò che è interiore e impalpabile. Ma ci provo, perché ho vissuto un momento di  quelli che ti toccano dentro e ti ricordano la potenza dei sentimenti, la compassione, la fraternità. Niente di quello che succede in questo mondo può farci sentire estranei. 

La Galleria La Seravezziana (a Seravezza, nel cuore della Versilia) ha organizzato, come ultimo appuntamento della stagione, una mostra fotografica di Barbara Cardini, dal titolo "Metamorfosi". 

La mostra racconta la nuova vita data ai barconi dei migranti, trasformati dai carcerati in strumenti musicali, in un percorso che significa memoria ma anche riscatto e speranza. Barbara segue da tempo questo progetto e lo ha documentato con foto che parlano al cuore.

Non solo, uno di quegli strumenti è arrivato a Seravezza, affidato alle sapienti mani della giovane e virtuosa violinista Matilde Silicani che ha dato vita (il 12 settembre) a una straordinaria esibizione con il bravissimo e giovanissimo Ettore Tarabella al violoncello.

È stata un'emozione enorme pensare come da quei barconi, che spesso significano morte, disperazione, sogno di una nuova vita, possano uscire note che arrivano nel profondo.

Mi sono emozionata veramente tanto pensando a come quella musica rappresenta anche la voce di chi non ce l'ha fatta, di quelle migliaia di persone morte o disperse nel Mediterraneo. Ho pensato a loro sulle note di quel particolare violino e sopratutto ai bimbi annegati in tutti questi anni.

Durante questa toccante esibizione, mi si è affacciata più volte l'immagine del piccolo Alan Kurdi, il bambino siriano restituito dal mare su una spiaggia turca una decina di anni fa e rimasto uno dei drammatici simboli delle stragi nel Mediterraneo. 

Ho pensato a come non siamo all'altezza di proteggere quella parte dell'umanità più debole. Ma ho anche pensato alle emozioni che hanno trasmesso quei due musicisti e quel particolare strumento, allora è affiorata la speranza che, con giovani così sensibili, ci possa attendere un mondo migliore.


(Le prime due foto sono di Barbara Cardini, la terza è presa dal web)

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